Bce, domani l’addio di Draghi: Italia e Europa omaggiano Mr ‘Whatever it takes’

Di certo non è stato un periodo banale e noioso, dove l'economista e accademico romano ha dovuto fronteggiare una delle crisi mondiali peggiori dal Dopoguerra, salvando di fatto l'Euro da un tracollo molto vicino

AFP / Daniel Roland in foto Mario Draghi

ROMA – Il gran giorno dell’addio di ‘Mister whatever it takes’ è arrivato. Domani Francoforte ospiterà la cerimonia formale di commiato di Mario Draghi da presidente della Banca centrale europea, otto anni dopo il suo arrivo all’Eurotower. Di certo non è stato un periodo banale e noioso, dove l’economista e accademico romano ha dovuto fronteggiare una delle crisi mondiali peggiori dal Dopoguerra. Salvando di fatto l’Euro da un tracollo molto vicino. Passerà il testimone a Christine Lagarde, reduce dalla felice esperienza di direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, alla presenza dei leader europei franco tedeschi Emmanuel Macron, Angela Merkel e del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

L’addio di Mario Draghi alla Bce

Al termine del suo ultimo consiglio direttivo in veste di presidente della Bce, Draghi ha riassunto con pacatezza lo spirito dell’addio all’istituzione che ha guidato, traghettando la moneta unica al di fuori della tempesta della crisi finanziaria globale. “Mi sento come qualcuno che ha cercato di svolgere il proprio mandato nel miglior modo possibile”. L’ultima eredità? Il 1° novembre la Bce farà ripartire il quantitative easing: il programma di acquisto titoli che si era concluso a fine 2018 e che ora riprenderà al ritmo di 20 miliardi di euro al mese.

Il bilancio di Prodi

Ora Draghi torna in Italia e in tanti ipotizzano per lui un ingresso in politica, magari alla guida di un governo tecnico o proprio come erede di Mattarella. E se lo stesso ex governatore ella Bce la scorsa settimana aveva ironizzato dicendo “Chiedete a mia moglie”, l’ex premier Romano Prodi avvisa: “Non avrà un atterraggio facile in Italia. Perché hanno capito che dietro a questa calma non c’è uno che possa essere tirato da una parte o dall’altra”. Per Draghi ci sono però soprattutto parole al miele, perché da vecchio presidente della Commissione europea (dal 1999 al 2004), il Professore spiega come “abbia salvato l’euro senza andare oltre le regole. E’ stato sempre riservato, non prudente. Ma se crollava l’Euro, crollava anche l’Europa”, confida nello speciale di ‘1/2 h in più’ su Rai3.

La linea di Tria

“Draghi è stato sempre un punto di riferimento per l’azione di governo. Draghi è l’unica autorità sovranazionale in Europa”, ammette candidamente anche Giovanni Tria, ministro dell’Economia nell’esecutivo gialloverde. Dopo l’ultimo bazooka di Qe, cala però davvero il sipario per l’avventura all’Eurotower. Domani, dopo la cerimonia, Draghi consegnerà a Lagarde la campanella usata dal presidente per segnalare l’inizio delle riunioni del consiglio direttivo. Qualcuno vede la francese più come una figura politica: di certo Draghi ha aperto una nuova stagione interventista dopo l’epoca ‘mediatrice’ di Trichet e tornare indietro non sarà affatto facile.

(LaPresse/di Alessandro Banfo)

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