Dalla terra degli Zagaria agli appalti nel Napoletano

Fari sulla gara per il campo sportivo di Sant’Antonio Abate e sui riferimenti ad altri 4 Comuni della provincia di Napoli

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Filippo Capaldo, nipote del capoclan Michele Zagaria

CASAPESENNA – La direttrice seguita dagli investigatori porta fuori dal Casertano e arriva nella provincia di Napoli: Sant’Antonio Abate, Striano, Palma Campania, Sorrento, Massa Lubrense. È lì che, secondo la lettura dei carabinieri della Compagnia di Casal di Principe, Vincenzo Pellegrino avrebbe cercato spazi per inserirsi nel circuito dei lavori pubblici, sfruttando contatti e relazioni maturate anche grazie al peso delle sue parentele.

Pellegrino, originario di Villa di Briano – cognato di Filippo Capaldo, ritenuto dall’Antimafia il ‘delfino’ del capoclan (suo zio) Michele Zagaria – compare nella recente inchiesta sulla struttura della fazione di Casapesenna e sui suoi interessi imprenditoriali: qui risponde di trasferimento fraudolento di beni e riciclaggio, con l’aggravante mafiosa. Per quanto è a nostra conoscenza, non gli vengono contestati, invece, reati in materia di appalti. Ma proprio le sue conversazioni, e quelle in cui il suo nome viene tirato in ballo sui lavori pubblici nel Napoletano, sono considerate dai militari dell’Arma uno snodo rilevante per ricostruire il contesto in cui si muove.

Il passaggio principale viene collocato dopo un incontro monitorato dai carabinieri il 18 settembre 2023 al Centro direzionale di Napooli, dove Pellegrino avrebbe incontrato due imprenditori. Il giorno successivo, nella zona di Giugliano, i militari captano un colloquio tra Pellegrino, il figlio Graziano, che non risulta indagato, e due soggetti ancora da identificare. Si parla di una gara per lavori al campo sportivo di Sant’Antonio Abate. Per la polizia giudiziaria, il tono del confronto lascerebbe intendere l’intenzione di orientare la procedura verso una ditta riconducibile a Pellegrino.

Uno degli interlocutori gli avrebbe chiesto se avesse già lavorato per quel Comune e gli avrebbe suggerito di registrarsi sul portale come impresa di fiducia. Poi il discorso si sarebbe allargato ad altri enti del Napoletano. Striano, Palma Campania, Sorrento e Massa Lubrense vengono evocati come possibili fronti di lavoro, con ragionamenti su appalti per decine di milioni di euro. Non è solo il contenuto tecnico a colpire gli investigatori, ma anche il linguaggio usato dai partecipanti. Nelle conversazioni si insiste sulla necessità di muoversi senza attirare attenzione, di evitare esposizioni e di usare cautela con i telefoni e durante gli spostamenti. Un registro che, per chi indaga, non assomiglierebbe a una normale interlocuzione commerciale.

Pellegrino, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe collegato il tema degli appalti anche alla politica, ragionando su campagne elettorali da sostenere e gare da gestire secondo intese con gli interlocutori. In un altro passaggio, uno dei presenti avrebbe descritto Pellegrino come una figura ormai centrale, un interlocutore autorevole e capace di rappresentare quel fronte.
Nei giorni successivi, le telefonate sembrerebbero confermare l’interesse attorno all’incontro di Giugliano. Pellegrino ne parla con un altro suo congiunto e con un uomo indicato come Mimmo. Poi viene captato un contatto con uno degli imprenditori che aveva incontrato il 18 settembre al Centro direzionale di Napoli, intenzionato a vedere prima Graziano Pellegrino e poi il padre. Per la polizia giudiziaria, quel passaggio indicherebbe la volontà di essere aggiornato su quanto discusso con gli interlocutori napoletani.

Tutto resta nel perimetro delle ipotesi investigative e dovrà essere verificato nelle sedi competenti. Ma dalle carte emerge un dato preciso: l’interesse ricostruito dai carabinieri non si fermava all’area casertana. Guardava ai Comuni della provincia di Napoli, alle gare pubbliche e alla possibilità di trasformare relazioni e peso imprenditoriale in occasioni di lavoro.

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