Estorsione per il clan, il figlio del boss Iovine rischia il processo

Oreste è accusato di estorsione con l’aggravante mafiosa. L’episodio si sarebbe verificato un anno prima del pentimento del papà. Avrebbe costretto un cittadino a rivendere degli immobili ottenuti a un’asta giudiziaria. I pm della Dda hanno dichiarato conclusa l’indagine preliminare

Oreste e Antonio Iovine
Oreste e Antonio Iovine

Oreste Iovine, figlio del boss pentito Antonio, rischia di dover affrontare un processo con l’accusa di estorsione con l’aggravante mafiosa. La vicenda che ha attirato l’attenzione della Dda di Napoli riguarda la compravendita di alcuni immobili. Ad acquistarli nel gennaio 2010 è stato Umberto R.: per 81.405 euro, a seguito di un’asta giudiziaria indetta dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, si era aggiudicato due appartamenti e un seminterrato situati a Lusciano, in via Giovanni Pascoli. Queste strutture erano originariamente di proprietà di Raffaele Pezone.

Il presunto reato si configura quando, attraverso minacce, secondo quanto afferma la Direzione distrettuale antimafia partenopea, implicite ed esplicite, Iovine ed altri soggetti avrebbero costretto chi aveva ottenuto gli immobili a rivenderli a Bernardo Pezone, figlio di Raffaele, a 100mila euro, cifra di gran lunga inferiore al valore commerciale degli appartamenti. Pezone avrebbe poi versato soltanto 83.700 euro a Umberto R., “conseguendo – afferma l’accusa – un ingiusto profitto con pari danno per la persona offesa”.

L’ipotesi di estorsione viene contestata a Iovine, ai Pezone e a Giuseppe Cacciapuoti. La condotta è ritenuta aggravata dall’aggravante del metodo mafioso, poiché nel costringere il cittadino a rivendere gli immobili acquisiti, Iovine e compagni avrebbero fatto leva sull’appartenenza ai clan dei Casalesi e a quello Ferrara-Cacciapuoti, attivo nella zona di Villaricca.

Questo episodio è inserito in un’indagine più ampia condotta dai magistrati Simona Rossi, Maria Sepe e Antonella Serie, che ha coinvolto complessivamente 40 indagati, mettendo in luce il gruppo mafioso di Ferrara-Caccipauoti, guidato, secondo la Dda, da Domenico Ferrara e da Luigi Cacciapuoti. I 40 indagati (da considerare innocenti fino a una sentenza di condanna definitiva) sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsioni, droga e armi. I magistrati hanno dichiarato conclusa l’indagine preliminare e nei prossimi giorni decideranno se avanzare o meno richiesta di rinvio a giudizio.

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