Funivia, il piccolo Eitan lotta in ospedale. La gita sul lago trasformata in tragedia

Nessun parente, intanto, si sarebbe ancora fatto vivo con l'ospedale Regina Margherita per la salma del piccolo Mattia Zorloni, arrivato vivo ieri a Torino in elisoccorso insieme con Eitan ma che poi purtroppo non ce l'ha fatta

Foto Ufficio stampa Polizia di Stato / LaPresse Precipita la funivia Stresa-Mottarone. Vigili del fuoco e soccorso alpino sul posto. Il cedimento della fune a 300 metri dall'arrivo in montagna.

MILANO – Il giorno dopo la tragedia della funivia del Mottarone, resta lo strazio dei parenti delle 14 vittime e la speranza per l’unico sopravvissuto, il piccolo Eitan. Sono ancora gravi, seppur stabili, le condizioni del bimbo di cinque anni che è stato sottoposto a un lungo intervento per la riduzione delle fratture all’ospedale Regina Margherita di Torino. È ancora sedato e intubato, mentre in tanti fanno il tifo per lui. Come i vigili del fuoco, che hanno preso parte alle operazioni di soccorso e che ora dicono: “Siamo concentrati sul piccolo sopravvissuto. Forza Eitan, i vigili del fuoco sono tutti con te!”.

La lotta del piccolo Eitan

Nessun parente, intanto, si sarebbe ancora fatto vivo con l’ospedale Regina Margherita per la salma del piccolo Mattia Zorloni, arrivato vivo ieri a Torino in elisoccorso insieme con Eitan ma che poi purtroppo non ce l’ha fatta. I genitori del bambino sono morti nell’incidente e la sorellastra del piccolo ha scritto un post su Facebook ricordando il padre, Vittorio Zorloni, 55 anni, che era sulla funivia con la compagna 39enne Elisabetta Personini. “Papà – scrive Angelica Zorloni – ironia della sorte oggi io ero sul versante opposto della montagna con la mia famiglia, voi avete pensato di andare finalmente a farvi un bel giro in funivia nel primo giorno di sole e libertà e invece le nostre strade si sono divise per sempre. So che da lassú adesso faremo finalmente pace perché, semplicemente, in questa vita non eravamo destinati a riuscire a parlarci in modo giusto”.

Le vittime

Le altre vittime sono Amit Biran, 30 anni, e la moglie Tal Peleg, 26, israeliani, che vivevano in Italia con i figli di 2 anni e 5 anni. Il più piccolo è morto nello schianto. Con loro hanno perso la vita il nonno di Tal, Itshak Cohen, 81 anni, e sua moglie Barbara Konisky, 71, arrivati da Tel Aviv per una vacanza. Poi c’è Serena Cosentino, 27 anni, che aveva vinto una borsa di studio del Cnr e si era trasferita a Verbania per lavorare sul lago Maggiore. La giovane è morta con il fidanzato, Mohammed Reza Shahisavandi, 30 anni, iraniano, che studiava a Roma. Verbania ha reso omaggio a Serena. “La tragedia di ieri ha profondamente colpito tutta la comunità del nostro territorio.

Tra le quattordici vittime vi è Serena Cosentino, assegnataria di una borsa di ricerca per il monitoraggio delle micro-plastiche nel lago Maggiore presso il Cnr – Istituto di Ricerca sulle Acque di Verbania – si legge in una nota firmata dalla sindaca Silvia Marchionini -. Per rendere omaggio a lei e a tutte le vittime della tragedia, come amministrazione comunale di Verbania abbiamo deciso di illuminare questa sera la sede del Cnr a Verbania con il tricolore. Un piccolo gesto per unire la nostra comunità in un forte abbraccio rivolto ai familiari delle vittime”.

La tragedia

Nel terribile schianto hanno perso la vita anche due coppie, Silvia Malnati e Alessandro Merlo, giovani fidanzati di Varese, e Angelo Vito Gasparro e Roberta Pistolato, marito e moglie, di Piacenza. Per tutti loro si è conclusa in tragedia una domenica che doveva essere di gioia e svago, dopo i lunghi mesi delle restrizioni dovute al Covid.

(LaPresse/di Claudio Maddaloni)

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