Ilva, fumata nera al Ministero per lo Sviluppo economico

Sul tavolo la proposta per i sindacati che però hanno evidenziato la necessità di continuare la trattativa. A quel punto il ministro Calenda ha sospeso le attività perché non sarebbe legittimato a trattare: risolvere la questione sarà compito del nuovo Governo

Stabilimento siderurgico Ilva a Taranto
Foto Vincenzo Livieri - LaPresse

ROMA – Niente da fare: è scontro tra il Ministero per lo Sviluppo economico e i sindacati dei lavoratori dell’Ilva di Taranto. Stamane, sul tavolo, la proposta del ministro Carlo Calenda che prevede l’assunzione di 10mila lavoratori da parte di Arcelor Mittal, l’azienda pronta ad investire nello stabilimento siderurgico. Nel piano, inoltre, è previsto che tutti i lavoratori sarebbero stati riassorbiti entro il 2023. Questo per consentire a tutti, a fine piano, di avere garanzie di continuità occupazionale e a tempo indeterminato. Il piano prevede che, alla fine, Invitalia avrebbe individuato soluzioni per dare prospettive stabili ai lavoratori rimasti in carico all’amministrazione straordinaria della vecchia Ilva. In sostanza il piano propone agli attuali lavoratori, anche quelli che non saranno tra i 10mila assunti da Arcelor Mittal nè entreranno nella nuova Ilva, di avere un’occupazione stabile e a tempo indeterminato entro i cinque anni.

I sindacati non soddisfatti: Calenda sospende la trattativa per l’Ilva

I rappresentanti dei lavoratori però non hanno accolto favorevolmente il piano che gli è stato presentato. In sostanza evidenziano come i vertici di Ancelor Mittal non abbiano fatto alcun passo verso i dipendenti. Una situazione che, per i sindacati, non è produttiva per la ricerca di un’intesa. Inoltre l’impegno di Invitalia e del Mise non avrebbero annullato i licenziamenti, nè garantito il mantenimento delle stesse garanzie contrattuali per i lavoratori. Dubbi che i sindacati hanno posto sul tavolo, disposti ad intavolare una trattativa e trovare una soluzione che stia bene a tutte le parti in causa. A quel punto è giunta la sospensione, formalmente messa in atto dal ministro Calenda, in quanto non sarebbe stato legittimato a trattare.

Le reazioni

I sindacati hanno confermato la disponibilità a trovare una soluzione in tempi brevi, ma anche che si attendono una dimostrazione di buona volontà da parte di Ancelor Mittal. La Uilm ha evidenziato che “siamo in una situazione delicata, anche per quel che riguarda il Governo. Anche per questo la trattativa avviata 8 mesi fa non si può ridurre a un ‘sì’ o un ‘no’, ma da parte nostra resta la volontà di trattare”. Dalla Fim-Cisl hanno sottolineato che “andava fatta chiarezza su diverse situazioni, come il crono-programma degli investimenti. Inoltre c’è la necessità di tutelare i livelli salariali”. Sulla stessa linea la Fiom: “Ancelor Mittal non ha cambiato la propria proposta e non ci sono garanzie sui salari, nè sull’occupazione”.

La chiusura di Calenda

La decisione dei sindacati non è stata, ovviamente, accolta favorevolmente da Calenda: “Il Governo ritiene di aver messo in campo ogni azione per salvaguardare i lavoratori. Sono state anche impiegate risorse pubbliche”. Il riferimento del ministro è ai 900 milioni di euro finanziati dal Governo per l’Ilva in amministrazione straordinaria. A questo punto la questione Ilva dovrà essere inserita nell’agenda del nuovo Governo. Ancelor Mittal prevede investimenti per 2,4 miliardi di euro, oltre a 1,8 miliardi che saranno utilizzati anche per rimborsare Stato e indotto.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome