
Il gruppo guidato da Antonio Martino controllava l’intero sistema della droga negli alloggi popolari, non solo nella palazzina della ‘34’: è emerso nelle indagini dei carabinieri. Ed è scritto nero su bianco nell’ordinanza, che ha portato alle misure cautelari per 31 persone. Gli inquirenti ne sono certi. Lo rivela Luigi Nocera in una intercettazione captata dall’Arma nel seminterrato bunker in via Tertulliano. Qui c’è un’altra piazza di droga importante del gruppo e si trova nelle vicinanze. E’ sempre comunque controllata dalla stessa paranza. “Il crack se te lo vuoi fare sta sempre la piazza nostra affianco di là …siamo lo stesso proprio! Capito? – dice a un cliente – no, hai capito? Se te lo vuoi fumare sta la ‘piazza’ sempre nostra di là, ti metti giù e te la fumi. Siamo sempre noi di là… è diventata sempre la piazza nostra”. La piazza di spaccio indicata da Nocera, dove era possibile acquistare e assumere crack – secondo gli investigatori – è da individuarsi plausibilmente in un noto terraneo, sito in via Tertulliano, anch’esso già sottoposto nel gennaio 2017 a sequestro da parte del gip presso il Tribunale di Napoli. Dunque il gruppo della ‘34’ avrebbe controllato diverse piazze di spaccio nella zona, secondo la ricostruzione della Procura e delle forze dell’ordine. Almeno stando al materiale raccolto dai carabinieri durante le intercettazioni.
Una macchina da guerra per vendere la droga
Quello che appare chiaro, è che il gruppo avrebbe messo su una macchina da guerra per vendere stupefacenti al dettaglio. Lo ha svelato il procuratore Nicola Gratteri, che ha raccontato nei minimi dettagli la capillare ed efficiente macchina organizzativa che gestiva la fiorente piazza di spaccio in via Tertulliano.
La paranza aveva la copertura del clan Puccinelli-Petrone, in questo modo controllava il mercato della droga negli alloggi popolari di via Tertulliano, estendendosi anche ai locali vicini, tra cui un terraneo utilizzato per la vendita e il consumo di crack. Il centro operativo era un vero e proprio bunker blindato in via Tertulliano, protetto da porte d’acciaio e videosorveglianza, capace di generare un fatturato di circa 450mila euro al mese grazie allo smercio continuo di cocaina. L’organizzazione contava su una rigida divisione dei ruoli tra vertici strategici, custodi del carico, addetti al confezionamento, vedette di strada e tecnici per i sistemi di sicurezza.
La ricostruzione degli investigatori con le intercettazioni
Le intercettazioni ambientali hanno infine svelato una gestione quasi aziendale della piazza: gli spacciatori lavoravano su turni coperti 24 ore su 24, costretti a prolungamenti estenuanti e sostituzioni improvvise anche in caso di malattia per garantire la continuità delle vendite.
Al vertice dell’intera struttura, secondo quanto tracciato dagli inquirenti nelle carte giudiziarie, figurava Antonio Martino, noto con il soprannome di Giò, indicato come il referente strategico per il clan Puccinelli-Petrone. Avrebbe fornito “direttive circa l’attività di spaccio, impartendo disposizioni organizzative circa l’approvvigionamento, il trasporto, la custodia e la vendita di sostanza stupefacente di tipo cocaina all’interno della piazza di spaccio”. Martino sarebbe stato affiancato dai luogotenenti e supervisori diretti Raffaele Pezzuti, Maurizio Attanasio e Daniele Nocera. Secondo la Procura, Alfredo Tarantino e Salvatore Ottiero svolgevano la funzione di custodi del carico di droga, mentre Luigi Nocera, Pasquale Pisa e Antonio Tarantino erano addetti alla pesatura e al confezionamento delle dosi. Per la sicurezza del covo, Massimo De Solda, Marco Deviato, Ciro Volonnino, Giuseppe Chiantone e Ivan Liguori monitoravano i sistemi di videosorveglianza, coordinandosi con le vedette di strada Alessandro Pisa, Paolo Chiaro, Simone Tranchese, Salvatore Ricci, Salvatore Iuliano e Pietro Pistuggia. L’infrastruttura tecnologica era realizzata da Dumitru Gheorghe, mentre Pasquale Cuccurullo e Giovanna Gaiangos curavano la manutenzione logistica e il supporto operativo. Infine, gli spacciatori coprivano la vendita al dettaglio in turni continui di 24 ore, sotto la supervisione di un addetto alla gestione che riorganizzava gli orari e le sostituzioni in caso di assenze o malattia.




