Il quarto di finale degli US Open tra Carlos Alcaraz e Ben Shelton, terminato quando a New York erano quasi le tre e mezza del mattino, ha riacceso una forte polemica sulla gestione degli orari nel tennis professionistico. La sfida, disputata sull’Arthur Ashe Stadium mentre la città dormiva, ha sollevato interrogativi sulla sostenibilità di programmazioni che mettono a dura prova il fisico e il recupero degli atleti. Il dibattito non si è limitato ai social, ma ha coinvolto giocatori, preparatori e addetti ai lavori.
Sui social media, molti appassionati hanno criticato la scelta di far iniziare un incontro al meglio dei cinque set alle 23:00, orario che rende quasi inevitabile una conclusione a notte fonda. La domanda ricorrente è stata: “In quale altro sport una partita finisce alle 3:30 del mattino?”. Questa situazione è stata vista da alcuni come un danno all’immagine del tennis, proprio in un momento in cui si discute come rendere le partite più brevi e accessibili alle nuove generazioni.
La questione, in realtà, non è nuova nel circuito maggiore. Mentre i tour ATP e WTA hanno introdotto una regola che vieta l’inizio delle partite dopo le 23:00 per tutelare i giocatori, i tornei del Grande Slam operano sotto l’egida della Federazione Internazionale Tennis (ITF). Ad eccezione di Wimbledon, che impone un coprifuoco, gli altri Slam non hanno limiti temporali stringenti, una lacuna normativa che permette agli organizzatori di estendere il programma per massimizzare la copertura televisiva.
Diverse figure di spicco del circuito hanno espresso il loro punto di vista sulla vicenda. Alexander Zverev, che a New York ha giocato quasi sempre in sessione serale, ha commentato con un guizzo di ironia, affermando che a forza di andare a dormire tardi il suo jet lag lo faceva sentire come se fosse agli Australian Open.
Molto più dirette e preoccupate sono state le parole di Alberto Lledó, preparatore fisico di Carlos Alcaraz. Lledó ha sottolineato che in certe occasioni la performance non è sinonimo di salute, definendo “per nulla sano per un atleta” iniziare un incontro così lungo e impegnativo alle 23:00. Le sue dichiarazioni hanno assunto maggior peso dopo che lo stesso Alcaraz ha accusato un malore durante il match, arrivando a vomitare in campo, un episodio che ha reso visibili i rischi per il benessere fisico.
Di fronte alle critiche crescenti, gli organizzatori dello Slam di Flushing Meadows hanno reagito con un approccio che è apparso a molti provocatorio e leggero. Invece di affrontare le preoccupazioni per la salute dei tennisti, hanno pubblicato sui loro canali social contenuti che sembrano minimizzare il problema attraverso l’ironia.
Il torneo ha infatti diffuso un fac-simile di una lettera di giustificazione per il datore di lavoro. Nel testo si chiede di “scusare” un dipendente per essere rimasto sveglio fino a tardi per seguire la “prestazione assolutamente stellare” dei due atleti. Questa risposta suggerisce una chiara posizione: per l’organizzazione, lo spettacolo ha la priorità assoluta e spetta a tifosi e atleti adattarsi a un tennis che non dorme mai.







