Ucraina, Blinken frena: “Nessuna strategia su cambio regime di Putin”. Macron: “Non lo chiamerei macellaio”

All'indomani delle parole di Joe Biden - che dalla Polonia ha definito Vladimir Putin un "macellaio" dicendo che "per l'amor di Dio, quest'uomo non può rimanere al potere - gli Stati Uniti tornano a tirare il freno a mano.

Foto AP / Francois Mori in foto Emmanuel Macron

MILANO– All’indomani delle parole di Joe Biden – che dalla Polonia ha definito Vladimir Putin un “macellaio” dicendo che “per l’amor di Dio, quest’uomo non può rimanere al potere – gli Stati Uniti tornano a tirare il freno a mano. Stavolta per bocca del segretario di Stato, Antony Blinken: gli Stati Uniti hanno detto ripetutamente che “non abbiamo una strategia di cambio di regime in Russia né altrove” e “in questo caso, come in ogni caso, (la decisione ndr.) spetta al popolo del Paese in questione. Spetta al popolo russo”, si è premurato di chiarire da Gerusalemme.

Ricalcando la prima frenata di Washington che era giunta proprio pochi minuti dopo il discorso del presidente Usa, sabato sera, quando la Casa Bianca per bocca di un funzionario aveva fatto filtrare un chiarimento: Biden non ha chiesto un cambio di regime in Russia ma intendeva che “a Putin non può essere permesso di esercitare il potere sui suoi vicini o sulla regione”.

Una presa di distanze è giunta anche da Emmanuel Macron, che gestisce la crisi ucraina nel pieno campagna elettorale per le presidenziali del 10 aprile. “Non utilizzerei” le parole di Biden “perché continuo a discutere con il presidente Putin”, ha dichiarato l’inquilino dell’Eliseo a ‘Dimanche en politique’, su France 3. “Vogliamo fermare la guerra che la Russia ha lanciato in Ucraina senza fare la guerra” e “se vogliamo fare questo non bisogna fare escalation né delle parole né delle azioni”, ha proseguito, aggiungendo che parlerà con Putin “domani o dopodomani”.

Secondo la ricostruzione fornita dal Washington Post, le parole di Biden su Putin, giunte al termine del suo discorso di circa 30 minuti, sono state pronunciate a braccio, “fuori copione”, come se l’inquilino della Casa Bianca sia stato “preso dalla forza della sua retorica” e abbia “cavalcato l’onda della sua orazione con una dichiarazione di nove parole che i suoi collaboratori non avrebbero voluto pronunciasse”. Una dichiarazione che avrebbe “colto di sorpresa i collaboratori”, facendoli precipitare in momenti convulsi per affrettarsi a chiarire. E che avrebbe colto di sorpresa anche le cancellerie europee: “Il discorso è stato potente, il finale interessante”, ha detto un alto diplomatico europeo al Washington Post.

Le dichiarazioni di Biden “hanno reso una situazione difficile ancora più difficile e una situazione pericolosa ancora più pericolosa”, è l’opinione di un ex diplomatico Usa, Richard Haass, che ha consigliato ai consiglieri di “raggiungere le controparti e chiarire che gli Usa sono pronti ad avere a che fare con il governo russo”. La preoccupazione, sottolinea in un’analisi il reporter della Bbc Anthony Zurcher, è che questo metta Putin ancora più sotto pressione e a disagio, cosa a suo parere da evitare perché potrebbe portare instabilità e maggiore imprevedibilità. “La guerra in Ucraina è ingiusta” ma “se tutti bruciano i ponti con la Russia, chi parlerà con loro di pace?”, è la posizione espressa dal portavoce di Erdogan dal forum di Doha. Poco prima che Kiev annunciasse che il prossimo round di negoziati con Mosca si terrà proprio in Turchia, dal 28 al 30 marzo.

Di Chiara Battaglia

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