Lupi in Italia: allarme per la proposta di declassamento

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Tutela lupi
Tutela lupi

Mentre il Senato valuta una legge per declassare la protezione del lupo, si registra un’impennata di decessi. Secondo gli esperti, in un mese l’Italia ha perso trenta esemplari, quattro dei quali uccisi da investimenti in Trentino. La discussione politica si svolge in un clima di crescente allarmismo.

La tensione è alimentata da disinformazione e notizie false, con presunte aggressioni e avvistamenti che spesso si rivelano essere cani randagi. In questo scenario, alcune regioni hanno mostrato insofferenza verso i dati scientifici. La Toscana, ad esempio, ha affidato il monitoraggio della specie a Federcaccia e Coldiretti, nonostante nella regione sia già alto il tasso di ibridazione con i cani, una minaccia per la genetica della specie.

L’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) ha rivolto un appello al Ministro dell’Interno. L’associazione chiede di fermare la campagna d’odio che, dipingendo il lupo come un nemico, incoraggia il bracconaggio e crea un ingiustificato allarme. Uccidere i lupi non è mai la soluzione per proteggere gli allevamenti.

Gli abbattimenti sono infatti controproducenti. La morte di un lupo non educa il branco ma può causarne la disgregazione. Questo spinge gli individui isolati a puntare su prede facili come gli animali da allevamento non custoditi, peggiorando il problema.

La strada da seguire è quella della prevenzione, con recinzioni e cani da guardiania. L’esperienza della Svizzera lo insegna: dopo una fase di abbattimenti, si è compreso che questi erano inefficaci e stimolavano un aumento delle nascite, portando a un cambio di strategia.

Il declassamento della protezione del lupo sarebbe una sconfitta per le politiche di conservazione e la scienza, oltre che una ferita per la cultura italiana, che ha già salvato questo animale dall’estinzione.

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