Europa: modelli climatici errati sulle previsioni pioggia

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Venti sottostimati
Venti sottostimati

Una ricerca pubblicata sulla rivista Nature ha individuato una lacuna significativa negli attuali modelli climatici, offrendo una spiegazione al perché le piogge localizzate restino così difficili da prevedere. Lo studio ha rivelato che i modelli sottostimano l’impatto delle attività umane, come le emissioni di gas serra, sulle circolazioni atmosferiche su vasta scala.

Queste correnti d’aria, veri e propri “fiumi nel cielo”, sono decisive nel determinare dove e quando le precipitazioni si verificheranno. La scoperta potrebbe portare allo sviluppo di proiezioni più affidabili sulle piogge a livello locale, un fattore cruciale per l’agricoltura, la gestione delle riserve idriche e la produzione di energia, tutti settori messi a dura prova dai cambiamenti climatici.

Un gruppo di scienziati dell’Università di Oxford e del Politecnico Federale di Zurigo (ETH) ha analizzato i dati sulla distribuzione delle piogge invernali nell’emisfero settentrionale dal 1950 al 2022. I ricercatori hanno constatato che i modelli, pur essendo diventati molto efficaci nel calcolare quanta umidità in più trattiene un’atmosfera più calda, non hanno tenuto il passo nel comprendere come il riscaldamento globale abbia alterato la circolazione dei venti.

Per anticipare con maggiore accuratezza la distribuzione delle precipitazioni, è necessario considerare due processi chiave. Il primo è l’effetto termodinamico: un’atmosfera più calda trattiene più umidità, rendendo le piogge più intense. I modelli climatici sono già abili nel simulare questo aspetto.

Il secondo processo, più problematico, riguarda gli effetti dinamici, ovvero la circolazione dei fiumi d’aria ad alta velocità che scorrono in quota, come le correnti a getto. Sono proprio queste correnti a controllare dove le piogge si scaricheranno, ma i modelli faticano a rappresentarne i cambiamenti.

Utilizzando metodi statistici e modelli climatici avanzati, gli scienziati hanno isolato le due componenti. Hanno così confermato che, mentre i processi termodinamici sono rappresentati con precisione, la simulazione delle alterazioni indotte dall’uomo sulle circolazioni atmosferiche risulta molto meno affidabile. Nel Sud dell’Europa, ad esempio, i modelli riescono a simulare appena il 10% dell’andamento delle piogge guidato dai venti.

La radice di questa difficoltà risiede nella natura stessa delle circolazioni atmosferiche, che possono variare in modo spontaneo e imprevedibile. Diventa quindi complesso distinguere una variazione naturale da un cambiamento a lungo termine causato dalla crisi climatica. A ciò si aggiunge la possibilità che i modelli stessi sottostimino la reattività dei venti alle forzanti antropiche.

Questa incertezza fondamentale rende le proiezioni su scala locale meno attendibili, anche quando il quadro globale sull’intensificarsi di piogge estreme e siccità appare ormai consolidato.

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