Corruzione a Caserta, chiesti 5 anni per l’ex assessore Marzo. Il pm vuole 3 condanne e 2 assoluzioni nel processo in abbreviato

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Emiliano Casale e Massimiliano Marzo
Emiliano Casale e Massimiliano Marzo

CASERTA – Si delinea una richiesta articolata da parte della Procura nel procedimento scaturito dalla maxi inchiesta sulla presunta corruzione al Comune di Caserta, che coinvolge cinque imputati nel rito abbreviato. Davanti al gup del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il pubblico ministero Giacomo Urbano ha depositato la propria requisitoria scritta al termine dell’udienza, indicando tre richieste di condanna e due di assoluzione.

Nel dettaglio, l’accusa ha chiesto cinque anni di reclusione per l’ex assessore Massimiliano Marzo, due anni e otto mesi per l’imprenditore Pasquale Marotta e un anno per Gennaro Rondinone. Per Magdi Khachermi, indicato come collaboratore di Marzo, e per il dipendente comunale Gaetano Di Tora è stata invece sollecitata l’assoluzione. Nel corso della stessa udienza hanno preso posizione anche le parti civili. Il procedimento, però, non è ancora arrivato alla fase decisoria: la discussione riprenderà a settembre con le arringhe dei difensori dei cinque imputati del rito abbreviato, assistiti dagli avvocati Giuseppe Foglia, Giuseppe Cicala, Gennaro Iannotti e Dario Pepe.

La partita processuale non si esaurisce qui. Restano infatti da definire le posizioni degli imputati che hanno scelto il rito ordinario, tra cui l’ex vicesindaco Emiliano Casale, i dirigenti comunali Franco Biondi e Giovanni Natale, il dipendente Raffaele Porfidia e gli imprenditori Gioacchino Rivetti e Raffaele Nunziante. In questo segmento del procedimento operano anche gli avvocati Giuseppe Stellato, Vittorio Giaquinto, Vincenzo Iorio, Enza Vatiero e Alfonso Quarto.

Secondo l’impostazione accusatoria, al centro dell’indagine vi sarebbe un presunto sistema di scambio tra appalti pubblici e consenso elettorale in occasione delle comunali del 2021. L’ipotesi è che alcuni amministratori, tra cui Casale e Marzo, avrebbero promesso lavori pubblici in settori come manutenzione urbana, verde e scuole in cambio di voti. Il quadro investigativo ipotizza inoltre il coinvolgimento di funzionari comunali che, a fronte del loro intervento nell’assegnazione degli appalti, avrebbero ottenuto utilità personali, come lavori privati o il pagamento di spese.

Per quanto riguarda Massimiliano Marzo, gli inquirenti contestano anche un possibile vantaggio ulteriore legato alla sua attività imprenditoriale nel settore edilizio, attraverso rapporti commerciali con soggetti coinvolti nelle gare e nelle forniture. Le intercettazioni agli atti restituiscono il contesto relazionale tra alcuni imprenditori e gli indagati, nel quale emergerebbe la percezione di un sistema di favori e reciprocità. La vicenda si inserisce inoltre nel più ampio quadro amministrativo che ha portato allo scioglimento del Comune di Caserta per presunte infiltrazioni camorristiche, elemento che fa da sfondo all’intera inchiesta.

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