Castel del Giudice: un borgo rinasce con l’ecologia

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Rinascita sostenibile
Rinascita sostenibile

Nel cuore dell’Appennino molisano, il borgo di Castel del Giudice è diventato un esempio concreto di rinascita territoriale. Questo piccolo centro in provincia di Isernia ha saputo trasformare un destino di spopolamento e abbandono in un’opportunità di sviluppo, diventando un laboratorio di sostenibilità a cielo aperto.

Circondato da boschi e situato vicino al fiume Sangro, il paese ha fatto della sua marginalità geografica un punto di forza. Ha puntato sulla valorizzazione delle risorse naturali e culturali per affermarsi come un modello nazionale nel recupero delle aree interne.

Il passato recente di Castel del Giudice, che oggi conta circa trecento abitanti, è stato segnato da un forte calo demografico. Tuttavia, questa tendenza è stata invertita grazie a una serie di interventi mirati e a una visione comunitaria. Terreni agricoli un tempo incolti sono stati convertiti in meleti biologici, gestiti attraverso un modello di azionariato diffuso che coinvolge la popolazione locale.

Edifici rurali in disuso sono stati recuperati per creare un albergo diffuso, integrato nel tessuto del borgo, mentre una scuola abbandonata ha trovato nuova vita come residenza sanitaria assistenziale. A queste iniziative si sono aggiunti forni di comunità e incubatori culturali, rafforzando il senso di coesione sociale.

Un capitolo fondamentale di questa trasformazione riguarda la gestione del patrimonio boschivo. “Il bosco non è solo un elemento del paesaggio, ma un’infrastruttura ecologica capace di generare servizi ecosistemici e nuove opportunità economiche”, ha spiegato il sindaco Lino Gentile. La sfida è stata quella di rendere la cura del territorio una leva per il futuro e il lavoro.

Grazie al progetto europeo LIFE ClimatePositive, sono stati realizzati importanti interventi selvicolturali. Nell’area del Bosco della Selva sono state piantate specie come l’abete bianco e il frassino, ideali per lo stoccaggio del carbonio e la produzione di legname di qualità. È stato inoltre impiegato il nocciolo micorrizato, per la produzione di frutta secca e tartufo.

La tecnica della micorrizazione, che consiste nell’associare le radici delle piante a funghi benefici, è stata usata per aumentare la resilienza dei nuovi impianti forestali. Nel Bosco Casale, si è inoltre proceduto alla rimozione di specie aliene e alla rinaturalizzazione di aree precedentemente rimboschite e poi abbandonate.

Un altro simbolo della rinascita di Castel del Giudice è l’apiario di comunità, nato nel 2019 dall’iniziativa dei cittadini. Oggi coinvolge oltre trenta apicoltori che collaborano nella gestione, condividendo strumenti e conoscenze. Le api, oltre a produrre miele, agiscono come preziosi indicatori della salute dell’ecosistema locale.

L’attività di impollinazione è essenziale per la biodiversità vegetale e testimonia l’equilibrio ambientale del territorio. Il progetto è gestito dall’azienda agricola Melise, che dal 2003 si occupa del recupero di terreni abbandonati. “La nostra realtà rende concreti e tangibili i benefici ambientali per il territorio”, ha commentato Emanuele Scocchera di Melise.

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