Rifiuti nel calzaturificio di Orta di Atella: arrestato il titolare. Trovati dai militari 9 lavoratori irregolari su 14

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Rifiuti nel calzaturificio
Rifiuti nel calzaturificio

ORTA DI ATELLA – Lavoratori in nero, violazioni sulla sicurezza e rifiuti speciali pericolosi stoccati in modo illecito. È il quadro emerso durante un controllo eseguito in un opificio calzaturiero nell’ambito delle attività di contrasto ai reati ambientali e al lavoro sommerso nella Terra dei Fuochi.

L’intervento è stato condotto dai carabinieri della stazione di Orta di Atella, impegnati nei servizi straordinari di controllo del territorio, con il supporto del Nucleo carabinieri forestale di Marcianise e del Nucleo ispettorato del lavoro dei carabinieri di Caserta. L’accesso ispettivo ha consentito ai militari di verificare sia la regolarità dei rapporti di lavoro sia il rispetto delle norme in materia ambientale e di sicurezza.

Su quattordici lavoratori presenti, nove sono risultati irregolari: sette completamente in nero, perché impiegati senza la preventiva comunicazione di assunzione, e altri due privi della copertura assicurativa Inail. Non solo. I carabinieri hanno contestato anche numerose violazioni sulla sicurezza nei luoghi di lavoro: dalla mancata formazione dei dipendenti all’assenza del Documento di valutazione dei rischi, dall’omessa fornitura dei dispositivi di protezione individuale alla mancata sorveglianza sanitaria. Riscontrate anche carenze nei requisiti minimi degli ambienti di lavoro e nella manutenzione dei macchinari utilizzati per la produzione. Alla luce delle irregolarità, è stata disposta l’immediata sospensione dell’attività imprenditoriale.

Il fronte più delicato resta però quello ambientale. Durante l’ispezione i carabinieri forestali hanno accertato la presenza di consistenti quantitativi di rifiuti speciali pericolosi, gestiti e miscelati in violazione della normativa. Tra i materiali trovati c’erano imballaggi contaminati da sostanze pericolose, residui di colle e solventi utilizzati nei processi produttivi. Secondo quanto accertato, l’esposizione degli scarti agli agenti atmosferici e alle acque piovane avrebbe favorito la formazione di rifiuti liquidi altamente inquinanti, con un ulteriore rischio per l’ambiente circostante. Per questo l’intera area interessata e tutti i rifiuti stoccati illegalmente sono stati sottoposti a sequestro penale.

Il titolare dell’azienda, un imprenditore di 72 anni, Antonio Moscato, è stato arrestato con l’accusa di gestione e miscelazione illecita di rifiuti speciali pericolosi. Dopo le formalità di rito, è stato posto agli arresti domiciliari, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il 72enne è da ritenere innocente fino a un’eventuale sentenza di condanna irrevocabile.

Nel complesso sono state elevate sanzioni amministrative e penali per circa 112mila euro. L’operazione conferma l’attenzione dei carabinieri sul doppio fronte della tutela ambientale e della legalità nei luoghi di lavoro, in un territorio dove abusivismo produttivo, sfruttamento e gestione illecita degli scarti industriali restano fenomeni da contrastare con controlli mirati e continui.

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