Affare rifiuti, il pentito: “Ferraro ha designato un erede”. L’ombra di mafia e ‘ndrangheta

Schiavone jr: una persona gestisce l’affare rifiuti nel suo interesse

©Stefano Meluni / LaPresse - Nella foto: Discarica inertizzazione rifiuti

CASAL DI PRINCIPE – “Il clan si è sempre mosso con rigore nel settore rifiuti”. Per Nicola Schiavone il business monezza, dalla raccolta al trasporto, ha rappresentato con costanza un’entrata fondamentale per le casse del clan. E il pentito, in realtà, sostiene che lo sia tuttora. “Costituisce ancora un punto di riferimento importante” per l’organizzazione mafiosa.

La sua conoscenza diretta delle malefatte dei Casalesi si ferma al 2010. La stagione di sangue (le morti di Giovanni Battista Papa, Modestino Minutolo, Francesco Buonanno, Clemente Prisco e Antonio Salzillo) gli aprì le porte del carcere duro. Da allora però poco o nulla sarebbe cambiato. Da libero, da boss, diede “una delega in bianco a Nicola Ferraro”.

Delega in bianco

L’ex consigliere regionale, stando a quanto sostenuto dal collaboratore, aveva “la più ampia possibilità di muoversi sul territorio, sia colludendo con le pubbliche amministrazioni, sia parlando con altri imprenditori per designare cartelli per le partecipazione alle gare e così via”.

L’erede

Nonostante gli arresti, nonostante le inchieste, i processi e le condanne, i Casalesi avrebbero continuato a fare affari con la monnezza. Perché il testimone, anzi ‘la delega’, sarebbe passata di mano: “Posso affermarlo con certezza – ha chiarito Schiavone alla Dda. – Ferraro ha lasciato l’eredità a qualcuno che potesse gestire il settore nel suo interesse. Questo stesso ruolo lo legittimerebbe ad interloquire anche con organizzazioni criminose diverse dal clan dei Casalesi, come quelle calabresi o siciliane, pronte ad inserirsi sui nostri territori in questo settore”.

L’ipotizzato erede di Ferraro, però, ha aggiunto il figlio di Sandokan, può stringere patti “solo dopo aver parlato con un esponente qualificato del nostro clan”. Si tratterebbe di “una regola d’onore che vige fra organizzazioni mafiose”. Prima di stringere intese con ‘ndranghetisti o mafiosi siculi serve l’ok del clan.

Il sistema 

Queste dinamiche sono state raccontate da Schiavone ai pm dell’Antimafia lo scorso 28 settembre. Buona parte delle sue rivelazioni sono ancora omissate, coperte dal segreto istruttorio. Ma una porzione dei verbali che ha reso sono stati comunque inseriti negli atti di inchiesta a carico di Carlo Savoia, assistito dall’avvocato Raffaele Costanzo.

L’indagine, coordinata dai pm Maurizio Giordano, Fabrizio Vanorio e Gianfranco Scarfò avrebbe rivelato l’esistenza di un ‘sistema’ capace di condizionare diverse gare d’appalto pubbliche relative alla raccolta e al trasporto rifiuti. Un ipotizzato meccanismo che abbraccerebbe non solo le province di Caserta e Napoli, ma anche il Salernitano. Nicola Ferraro, difeso dall’avvocato Giovanni Cantelli, è stato condannato con sentenza definitiva per concorso esterno al clan dei Casalesi. Ha scontato interamente la pena ed ora è libero.

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