Camorra casertana, l’inchiesta sul clan Zagaria: fari puntati sulla gestione del verde pubblico

I fari dei carabinieri sugli interessi di Garofalo negli affari dell’amministrazione. La vicenda emerge dal colloquio con Graziano Pellegrino (non indagato). Sul tavolo l’ipotesi di un affidamento da 26mila euro.

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Costantino Garofalo e Filippo Capaldo
Costantino Garofalo e Filippo Capaldo

Un possibile affidamento per la manutenzione del verde pubblico, un importo di circa 26mila euro e l’ipotesi di destinare il lavoro alla Venti.Due Srl del giovane Paolo Barone. Sono gli argomenti al centro di una conversazione tra Costantino Garofalo e Graziano Pellegrino che ha attirato l’attenzione dei carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta. Il colloquio risale al luglio di due anni fa. Secondo quanto ricostruito dai militari, coordinati dalla Procura di Napoli, Garofalo, dopo aver incontrato Marcello De Rosa, reduce dalla vittoria – alle Comunali – con lista guidata da Giustina Zagaria, telefona a Pellegrino e gli chiede un appuntamento.

Ma chi è Graziano Pellegrino? La sua figura era già comparsa, senza che gli fossero attribuite responsabilità, in un’altra inchiesta riguardante il padre Vincenzo. Quest’ultimo, cognato di Filippo Capaldo, indicato dagli inquirenti come erede mafioso dello zio Michele Zagaria, è indagato per il presunto impiego di capitali illeciti ritenuti riconducibili allo stesso Capaldo. Il nome di Graziano era emerso soltanto in alcune attività di controllo svolte dai militari, mentre accompagnava il padre a incontri durante i quali si sarebbe parlato di appalti.

Torniamo alla vicenda Garofalo. Poco dopo la telefonata, Costantino raggiunge Graziano presso la sua abitazione e gli riferisce quanto sarebbe emerso nel precedente incontro con il politico. Garofalo parla della possibilità di affidare il servizio per la manutenzione del verde pubblico del Comune di Casapesenna, indicando un valore di circa 26mila euro. Il lavoro, nelle intenzioni prospettate durante il confronto, avrebbe dovuto essere destinato alla società di Paolo Barone, la stessa che avrebbe ottenuto – ne abbiamo scritto nell’edizione dell’8 settembre scorso – i lavori di manutenzione di via Del Giglio.

Pellegrino insiste sulla necessità di avviare la procedura e pubblicare il bando. Da quel momento la conversazione si concentra sugli aspetti economici dell’operazione e sulle possibilità di crescita dell’impresa. Secondo quanto annotato dagli investigatori, Pellegrino spiega a Garofalo l’importanza di consentire alla società di Barone di acquisire requisiti utili per partecipare, in futuro, a gare più importanti e di maggiore importo. Nel dialogo viene affrontata anche la possibilità di ricorrere al subappalto, considerato uno strumento per aumentare la categoria dell’impresa e rafforzarne la capacità di concorrere ad altri affidamenti.

I due ragionano anche sui possibili margini economici. A fronte di un lavoro da circa 26mila euro, Pellegrino ipotizza spese comprese tra seimila e settemila euro e un guadagno di 17-18mila euro. È in questo passaggio che compare il tema dei regali. Il senso del ragionamento attribuito a Pellegrino è che una parte dei guadagni avrebbe potuto essere impiegata per acquistare scarpe o altri beni da regalare a determinati soggetti. L’obiettivo sarebbe stato quello di mantenere rapporti utili anche in vista di future opportunità lavorative, contando sulla possibilità che le stesse persone potessero successivamente contattare il gruppo per nuovi affidamenti.

Nel colloquio viene citata anche una nota boutique casertana specializzata in marchi di lusso. Gli investigatori interpretano tali riferimenti come la prospettazione di possibili utilità da riconoscere a soggetti che avrebbero potuto agevolare future operazioni. Si tratta, è opportuno precisarlo, della lettura contenuta in un atto d’indagine e non di responsabilità definitivamente accertate. La figura di Graziano Pellegrino emerge quindi come interlocutore di Garofalo nella valutazione dell’affare. Dagli atti non risulta un suo incarico pubblico né un ruolo formale nella procedura amministrativa.

La sua presenza nella vicenda è ricostruita esclusivamente attraverso la conversazione nella quale si discute dell’avvio della procedura, della società alla quale destinare il lavoro, dei requisiti da acquisire, del possibile ricorso al subappalto, dei guadagni e dei regali. L’operazione prospettata nel colloquio del 26 luglio, però, non si sarebbe concretizzata. Il servizio di manutenzione del verde pubblico venne successivamente affidato a un diverso operatore economico. Una vicenda che, secondo la tesi dei carabinieri, si intreccerebbe con ulteriori dinamiche elettorali e che apre un altro capitolo dell’inchiesta, del quale scriveremo nei prossimi giorni.

Questo spaccato emerge dall’indagine coordinata dai pm Vincenzo Ranieri, Alfredo Gagliardi e Vincenzo Toscano, che ha portato all’arresto, con l’accusa di associazione mafiosa, di Costantino Garofalo. Quest’ultimo è indicato dagli inquirenti come uno degli attuali referenti sul territorio del clan Zagaria e come una presunta ‘faccia pulita’, capace di muoversi e interloquire anche con esponenti del mondo politico e imprenditoriale. In questo filone non risultano indagati Graziano Pellegrino, Paolo Barone e Marcello De Rosa.

De Rosa è uno dei politici che, secondo la ricostruzione dei carabinieri, Garofalo avrebbe contribuito a sostenere alle elezioni insieme al suocero Raffaele Nobis (sotto inchiesta per mafia), oltre ad avere con lui rapporti frequenti. Per quanto risulta dalle nostre informazioni, i tre sono estranei alle contestazioni formulate nell’indagine che ha determinato il fermo di Garofalo. Le loro posizioni e le conversazioni nelle quali vengono menzionati sono state tuttavia ritenute di interesse dalla Direzione distrettuale antimafia per ricostruire la presunta capacità di Garofalo di inserirsi nelle dinamiche politiche e negli affari. Raccontare questi passaggi è importante per comprendere quanto tali relazioni, qualora la ricostruzione investigativa fosse confermata, possano incidere sulla vita pubblica di una comunità.

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