NAPOLI – L’incendio che nella notte tra lunedì e martedì ha colpito la concessionaria Arcoracing di via Jannelli avrebbe una matrice dolosa. A rafforzare l’ipotesi investigativa sono infatti i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona, nei quali si vedrebbe un individuo avvicinarsi ai veicoli parcheggiati all’esterno dell’attività commerciale e cospargerli di liquido infiammabile prima che divampassero le fiamme. Le immagini sono ora al vaglio dei carabinieri, impegnati nella ricostruzione della dinamica dell’incendio e nell’identificazione della persona ripresa dalle telecamere. Il rogo ha provocato ingenti danni e ha distrutto tre motoveicoli, un furgone e due automobili che si trovavano all’esterno della concessionaria. Nessuna persona è rimasta ferita. Secondo quanto emerge dai primi accertamenti, l’azione incendiaria potrebbe essere stata più ampia rispetto ai danni effettivamente provocati. L’obiettivo, infatti, sarebbe stato quello di appiccare il fuoco anche all’interno dei locali della concessionaria. Un piano che, per cause ancora da chiarire, non sarebbe andato a buon fine. Le fiamme hanno interessato i mezzi parcheggiati all’esterno, ma l’intervento dei vigili del fuoco ha impedito che l’incendio potesse propagarsi ulteriormente e raggiungere gli ambienti interni dell’attività.
Il ritrovamento e l’analisi dei filmati rappresentano ora un elemento centrale dell’inchiesta. Gli investigatori stanno verificando ogni dettaglio delle immagini per ricostruire i movimenti dell’autore del gesto, individuare eventuali complici e accertare se qualcuno abbia atteso o seguito l’incendiario durante le fasi precedenti e successive al rogo. Particolare attenzione viene riservata anche alla possibile presenza di altri veicoli nelle vicinanze della concessionaria. L’allarme è scattato nel cuore della notte, quando il fuoco ha iniziato a divorare i mezzi parcheggiati all’esterno. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno provveduto a domare l’incendio e a mettere in sicurezza l’area, e i carabinieri, che hanno avviato immediatamente gli accertamenti. Il bilancio è pesante: sei veicoli sono rimasti gravemente danneggiati o distrutti, con una prima stima dei danni che supera i 50mila euro. L’ipotesi di un atto intimidatorio resta tra quelle considerate dagli investigatori. L’incendio, infatti, presenta caratteristiche compatibili con un’azione mirata e non con un evento accidentale.
NAPOLI (aa) – Una struttura criminale organizzata, con base a Napoli e ramificazioni in diverse regioni italiane, è stata smantellata dai carabinieri nell’ambito di un nuovo filone investigativo denominato “Fumo del Vesuvio 2”. L’operazione ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre persone ritenute ai vertici del gruppo. Per altri tre indagati è scattato l’obbligo di dimora nel comune di residenza, mentre dieci persone sono state denunciate. Cinque sono di Napoli, uno di Caserta. Il provvedimento è stato eseguito nelle province di Napoli, Caserta, Isernia e Salerno. L’inchiesta nasce in continuità con l’operazione “Fumo del Vesuvio”, che nel marzo 2025 aveva portato all’arresto di dieci persone e alla denuncia di altre 29, accusate di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe ai danni di anziani, anche attraverso il collaudato metodo del finto carabiniere.
Il nuovo filone investigativo ha preso le mosse da due episodi avvenuti il 25 gennaio 2025 nel Triestino. Ad Aurisina un giovanissimo “trasfertista” aveva raggiunto l’abitazione di una coppia di anziani, riuscendo però a fuggire senza bottino dopo che alcuni amici delle vittime avevano intuito il raggiro. Poco dopo il giovane si era spostato in taxi a Muggia, dove aveva invece portato a termine la truffa ai danni di un’altra pensionata, impossessandosi di denaro e gioielli. Le indagini del Nucleo investigativo dei carabinieri di Trieste hanno permesso in pochi giorni di ricostruire la rete criminale e di individuare mandanti e complici. Poco più di due settimane dopo, grazie anche alla collaborazione dei militari di Torino, il giovane è stato bloccato in flagranza dopo un’altra truffa. I carabinieri hanno recuperato la refurtiva, per un valore di circa 33mila euro. Da quel momento l’inchiesta ha consentito di ricostruire una struttura criminale radicata nei quartieri del centro storico e della zona orientale di Napoli, con collegamenti nella periferia nordorientale e nell’area vesuviana. Gli investigatori hanno individuato i presunti capi e promotori, destinatari delle misure cautelari, e la principale manovalanza. Gli elementi emersi sono risultati in continuità con la precedente operazione “Fumo del Vesuvio”, a partire dall’origine campana delle persone coinvolte, permettendo di ampliare il quadro investigativo con il fondamentale supporto dell’Arma di Napoli.









