La ditta dei Meandro sponsorizzata da fratello e figlio del boss Augusto La Torre

Il ruolo di tramite tra la società e l’amministratore del palazzo sarebbe stato affidato a Sabatino

MONDRAGONE – Non sono stati raccolti elementi sufficienti a dimostrare un’attività estorsiva da parte della famiglia di Augusto La Torre, capoclan dei Chiuovi, nel settore delle ristrutturazioni dei condomini mondragonesi, ma per i carabinieri l’indagine da loro condotta è riuscita comunque ad accertare le ingerenze dei congiunti del boss in questo business.

I militari dell’Arma hanno acceso i riflettori sugli interventi al parco Iannotta-San Salvatore di via Vittorio Emanuele. E l’attività investigativa (conclusa nel 2018) ha fatto emergere come, proprio grazie all’interesse dei La Torre, la ditta dei Meandro, inizialmente non invitata a partecipare alla gara privata, attraverso Antonio Sabatino, detto pelle e ossa, era stata, invece, messa in condizione di presentare un preventivo economicamente conveniente e di aggiudicarsi i lavori.

La società che intercettò l’appalto, la Abaco, parliamo del 2016, è riconducibile a Michele e Mario Meandro, rispettivamente padre e fratello di Luigi (condannato per armi insieme ai La Torre). E sarebbe stato Mario Meandro a contattare Francesco Tiberio La Torre, figlio di Augusto, per chiedergli se conoscesse il geometra Domenico Mezzo, amministratore del condominio Iannotta dove si dovevano svolgere gli interventi alla facciata. E Francesco Tiberio, hanno ricostruito i carabinieri, girò la domanda allo zio Antonio, informandolo che sarebbero stati appaltati lavori per un importo di circa 250mila euro e che i Meandro erano disposti a ricambiare un eventuale aiuto nell’ottenere il cantiere dando loro il dieci percento.

Il fratello del boss Augusto, ingolosito dalla possibilità di fare grana, si sarebbe attivato contattando Sabatino, affidandogli l’incarico di avvicinare l’amministratore. E messo al corrente di questo passaggio, Francesco Tiberio si mostrò soddisfatto dell’azione dello zio: “Ci abbuschiamo una cosa di soldi e ci fanno tutta la casa per senza niente”.

I La Torre, stando alle conversazioni ascoltate dai militari, non solo avrebbero spinto i Meandro verso l’aggiudicazione dei lavori, ma avrebbero indicato pure il direttore del cantiere, tale Romano.

Sulla vicenda gli investigatori hanno interrogato Mezzo. E il geometra ha confermato che fu avvicinato da Sabatino, da lui conosciuto con il nomignolo di pelle e ossa. “Mi disse che vi era un’impresa di amici che doveva assicurarsi i lavori e mi prospettò anche un compenso se li avessi aiutati. Dissi che non era ancora pronto il computo metrico e che appena pronto lo avrei consegnato. Mi comportai in quel modo in quanto mi intimidì la presenza di pelle e ossa, il quale, pur non essendo un tecnico, e quindi non legittimato a interessarsi ai lavori, era persona che sapevo gravitare in ambienti pericolosi”.

I lavori vennero aggiudicati alla ditta dei Meandro, la Abaco. “Presentarono l’offerta economicamente più vantaggiosa, pari a circa 173mila euro. L’aggiudicazione – garantì Mezzo – avvenne in seguito a regolare assemblea condominiale. Io non mi attivai per far aggiudicare i lavori a questa ditta”.

Intercettazioni telefoniche e le dichiarazioni di Mezzo sono state inserite nella maxi inchiesta, coordinata dalla Dda di Napoli, che ha portato alla condanna in Appello per detenzione illegale di armi Antonio e Francesco Tiberio La Torre (e per quest’ultimo ha determinato pure il verdetto di colpevolezza per associazione finalizzata allo spaccio di droga).
Il filone sul buisness delle ristrutturazioni dei condomini non ha innescato processi.

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