L’editore del Corriere della Sera rischia una condanna da 600 milioni di euro

Il 25 luglio la Corte Suprema di New York si pronuncerà sulla vendita degli immobili in via Solferino a Milano dopo il rigetto del ricorso di RCS e Cairo da parte della Corte di Appello di Milano.

Urbano Cairo, sullo sfondo la storica sede del corriere della Sera in via solferino, a Milano
Urbano Cairo, sullo sfondo la storica sede del corriere della Sera in via solferino, a Milano

Il palazzo svenduto

La RCS Mediagroup di Urbano Cairo, editrice del “Corriere della Sera” e della Gazzetta dello Sport, nuovamente bocciata, questa volta dalla Corte di Appello di Milano (I sezione presieduta dal giudice Carla Romana Raineri), nel procedimento intentato contro la Blackstone, fondo americano che controlla la italiana Kryalos. Il contenzioso riguarda la compravendita di una partecipazione del complesso immobiliare compreso tra le vie della Moscova, Solferino, San Marco e Balzan, storica sede del “Corriere della Sera”, nel 2013.

La crisi finanziaria del gruppo

Per la vendita, Rcs si era affidata alla banca Imi come intermediario. Il complesso fu venduto per 120 milioni di euro a Blackstone. Nessun altro aspirante acquirente (tra i quali la società immobiliare statunitense Hines Interests Limited Partnership) aveva avanzato una offerta migliore. Secondo Rcs però, l’immobile aveva un valore di mercato molto superiore, di circa 200 milioni di euro. Il minor prezzo, secondo Cairo, fu dovuto alla necessità di far fronte a “difficoltà economico-finanziarie del gruppo”.

La fallita vendita alla Allianz

Nel 2018 la Blackstone, che intanto aveva riaffittato gli immobili a 10,4 milioni l’anno, avviò una trattativa con la società di assicurazioni tedesca Allianz Real Estate, per la vendita dello stesso complesso immobiliare per 250 milioni di euro. Allora Cairo presentò un esposto contro Blackstone, accusandola di aver acquistato l’immobile per una cifra irrisoria, rivendendolo per per più del doppio del prezzo di acquisto. La controversia fu affidata, nel 2021, al Tribunale Arbitrale della Camera di Commercio di Milano, che diede ragione a Blackstone.

La bocciatura in appello dopo l’archiviazione della denuncia

Contro il lodo Rcs presentò un ricorso alla Corte di Appello, che ha dato ancora torto al gruppo di Urbano Cairo. Finì male anche il procedimento penale scaturito dalla denuncia di un azionista RCS, Paolo Francia, per usura, sempre contro la Blackstone. Nel 2019 i pm chiesero l’archiviazione. Lo studio legale Erede Pappalardo, che assiste la RCS, si oppose alla richiesta ma il giudice Alessandra Di Fazio decise comunque per l’archiviazione, nel dicembre dello stesso anno. Un ex consigliere del cda di RCS, il notaio milanese Piergaetano Marchetti, aveva confermato che si era trattato solo di un pessimo affare ma non erano ravvisabili implicazioni penali.

La causa pendente negli USA

Andrea Masley, giudice a New york

Ora, però, per Cairo le grane non sono finite. La Blackstone, infatti, ha già intentato un’azione legale, ora sottoposta alla Corte Suprema di New York, nei confronti di Cairo e di RCS, proprio per il fallimento della vendita del complesso immobiliare alla Allianz, dovuto alle iniziative giudiziarie intraprese da RCS nei suoi confronti. La prossima udienza davanti al giudice Andrea Masley è prevista per il 25 luglio 2022. La Blackstone ha chiesto un risarcimento di 600 milioni di dollari, la metà dei quali a RCS per la vendita sfumata e l’altra metà direttamente all’azionista Cairo. Aveva chiesto anche la riunificazione delle due cause davanti alla Corte di New York. Ma questa nuova pronuncia della Corte di Appello di Milano rende comunque più concreta la possibilità che il procedimento pendente negli Usa finisca favorevolmente per il fondo americano.

Il precedente: la “guerra di Segrate

Una vicenda che ricorda da vicino quella della “guerra di Segrate”, che aveva a oggetto la acquisizione della Arnoldo Mondadori Editore, contesa tra la Fininvest di Silvio Berlusconi e la Cir di Carlo De Benedetti. La guerra iniziò dopo la morte di Mario Formenton, presidente della casa editrice di via Segrate. De Benedetti e Berlusconi si contendevano le quote di partecipazione della famiglia Formenton, che avrebbe consentito a ciascuno dei due di controllare la società.

Il “lodo Mondadori” e il ricorso in Appello

Foto Claudio Furlan / lapresse 20-02-2018 Milano Silvio Berlusconi nella sede del Corriere della Sera intervistato da Corriere TV Nella foto: Silvio Berlusconi con Urbano Cairo
Foto Claudio Furlan / lapresse 20-02-2018 Milano Silvio Berlusconi nella sede del Corriere della Sera intervistato da Corriere TV Nella foto: Silvio Berlusconi con Urbano Cairo

De Benedetti sosteneva di aver raggiunto un accordo con gli eredi per il passaggio delle quote a Cir. Anche in quel caso la questione fu affidata a un collegio arbitrale, che diede ragione all’imprenditore torinese. Berlusconi impugnò il lodo davanti alla Corte di Appello di Milano, che accolse il ricorso spianando la strada all’acquisizione della società editrice da parte del Biscione. Successivamente la sentenza della Corte di Appello finì al centro di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Milano per corruzione in atti giudiziari. I magistrati accusarono Berlusconi e l’avvocato della Fininvest, Cesare Previti, di aver corrotto un giudice di Appello per ottenere una sentenza favorevole.

Il processo a Berlusconi e a Previti

Nel corso del procedimento Berlusconi fu prosciolto per prescrizione, mentre Previti fu condannato in via definitiva. Nella sentenza di Appello che condannava Previti, confermata in Cassazione, si chiariva che però la beneficiaria della corruzione era stata certamente la Fininvest e che Berlusconi era presumibilmente consapevole del fatto che la sentenza era stata oggetto di mercimonio.

La Fininvest condannata a pagare 500 milioni

In sede civile, in ogni caso, la Fininvest fu condannata a pagare alla Cir circa 500 milioni di euro per la perdita di opportunità dovuta al caso di corruzione. Una cifra a otto zeri, come quella che Cairo potrebbe dover versare alla Blackstone, se la causa negli Usa dovesse finire male.

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