No al nucleare, pesa il flop Sogin

TUNISI – Il problema non è solo la paura degli incidenti o dell’inquinamento. Moltissimi italiani si oppongono alla creazione di nuove centrali nucleari a causa della pessima gestione delle stesse e dello smaltimento degli scarti radioattivi prodotti in passato.
“Tra le motivazioni di coloro che sono contrari al nucleare ce ne sono alcune molto interessanti – ha dichiarato al Giornale.it Giacomo Spaini, amministratore delegato di Izi Spa, agenzia demoscopica che ha pubblicato un recente sondaggio sul tema -. per alcuni aspetti coincidono con le ragioni del no ad un termovalorizzatore o ad un nuovo modo di gestire i rifiuti: è la non fiducia degli italiani nella capacità del Paese di fare le cose per bene. È la paura della mafia, della burocrazia, dei cantieri che restano aperti all’infinito. Se qualcuno, una volta alla guida di questo Paese, vorrà davvero il nucleare dovrà fare i conti con questo”.

Sul cammino che dovrebbe condurci all’indipendenza energetica dalla Russia e dagli altri paesi stranieri, insomma, un ostacolo non di poco conto è rappresentato dalla paura di precedenti come quello della gestione della centrale nucleare del Garigliano da parte della Sogin, società per la quale l’ultimo governo aveva attivato una procedura di commissariamento. Per lo smantellamento la Sogin ha succhiato agli italiani, prima dei recenti provvedimenti del Governo contro il caro bollette, due miliardi l’anno. Incaricata nel 1999, ha varato nel 2008 un piano di interventi da attuare entro il 2019, con una spesa di 4,5 miliardi di euro. Nel 2013 il termine dei lavori è stato rinviato al 2025, con un costo lievitato a 6,3 miliardi di euro. Nel 2014 viene ancora rinviato al 2032, per un costo di 7,2 miliardi. Il commissariamento è stato motivato, nella bozza di decreto approvata a luglio dal Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro della transizione ecologica dalla “necessità e urgenza di accelerare lo smantellamento degli impianti nucleari italiani, la gestione dei rifiuti radioattivi e la realizzazione del deposito nazionale”. Da luglio la società è diretta dal commissario Fiamma Spena, affiancato dai vice Giuseppe Maresca e Angela Bracco.

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