Shoah, il Papa con comunità ebraica slovacca: Dio disonorato, siamo uniti contro l’antisemitismo

A Rybné namestie il sole illumina una piazza vuota che attende Papa Francesco, al centro di Bratislava

Foto Vatican Media / LaPresse in foto Papa Francesco

BRATISLAVA (Slovacchia) A Rybné namestie il sole illumina una piazza vuota che attende Papa Francesco, al centro di Bratislava. Intorno non ci sono bandierine, non si sentono canti in festa e applausi, ma il Kaddish del lutto, interrotto dal silenzio raccolto del rispetto e del dolore.

Prima, in piazza c’era una sinagoga: fu rasa al suolo dal regime comunista alla fine degli anni Sessanta, a cancellare senza pietà la memoria di una comunità che era già stata decimata durante il nazismo. Perseguitata da due regimi, eppure resiliente e fiera: è a questa gente che Papa Francesco si rivolge, recandosi nel luogo più sacro, dove un lungo muro nero porta incisa la scritta ‘Ricorda’, in ebraico e in slovacco.

Centocinquemila sono gli ebrei slovacchi che non sono sopravvissuti all’inferno nazista. Dei quindicimila che vivevano nella capitale, sono tornati indietro solo in 3.500. Tra loro il professor Tomas Lang, che a Francesco racconta la sua storia perdite e sofferenza. Madre e padre deportati, scampò a un bombardamento nell’ospedale in cui era ricoverato, insieme ad altri 14 bambini, grazie a una infermiera: “Pure nel mio caso si è verificato che chi salva anche solo una persona, è come se salvasse tutto il mondo”, afferma.

Francesco ascolta commosso: “Il nome di Dio è stato disonorato nella follia dell’odio, durante la seconda guerra mondiale”, afferma. Il nome di Dio è stato disonorato, perché “la blasfemia peggiore che gli si può arrecare è quella di usarlo per i propri scopi, anziché per rispettare e amare gli altri”. Qui, davanti alla storia del popolo ebraico, segnata da questo affronto tragico e inenarrabile, “ci vergogniamo ad ammetterlo: quante volte il nome ineffabile dell’Altissimo è stato usato per indicibili atti di disumanità! Quanti oppressori hanno dichiarato: ‘Dio è con noi’, ma erano loro a non essere con Dio”, tuona Bergoglio.

In un mondo che “ha bisogno di porte aperte”, il Papa Bergoglio consegna alla comunità ebraica di Bratislava la sua promessa: “Siamo uniti nel condannare ogni violenza, ogni forma di antisemitismo, e nell’impegnarci perché non venga profanata l’immagine di Dio nella creatura umana”.

(LaPresse/Maria Elena Ribezzo)

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