Opposizioni sulle barricate contro il premierato

Nella foto Elly Schlein
Nella foto Elly Schlein

Il ddl del governo dedicato alle riforme, con al centro il premierato, resta il fulcro dello scontro politico, con le opposizioni che promettono battaglia continuando a paventare uno svuotamento del Parlamento e rischi anche per la figura del Capo dello Stato.

I principali leader dei partiti di centrosinistra sono tornati sull’argomento, con la segretaria del Pd, Elly Schlein, che parla di riforma “pasticciata e pericolosa”, varata proprio adesso per gettarla “come un fumogeno per distogliere l’attenzione da una manovra che sbugiarda la loro propaganda elettorale e non dà risposte al Paese”. Ma Schlein promette una dura opposizione in Parlamento e nelle piazze: “Non glielo permetteremo, daremo battaglia a cominciare dall’11 novembre in piazza del Popolo a Roma”.

Già nella mattinata di domenica il leader del M5S, Giuseppe Conte, aveva usato più o meno gli stessi toni: la maggioranza “si convinca a modificare in Parlamento” il disegno di riforma costituzionale, che ora è “un modello ibrido e confuso, un ircocervo che non esiste in nessun’altra nazione; distrugge l’equilibrio dei poteri e rende il Capo dello Stato nient’altro che un passacarte”. E Conte avverte: se non verrà modificato “si andrà a schiantare nel referendum confermativo“.

La ministra delle Riforme, Elisabetta Casellati, apre a modifiche purché siano “coerenti con la ratio della riforma”. “Il Parlamento – spiega Casellati – è il luogo naturale del dibattito politico per cui un testo non può mai considerarsi ‘blindato’. Se le modifiche saranno coerenti sono pronta a discuterle. L’importante è che l’approccio delle opposizioni non sia ‘pregiudiziale’, nel senso che il dialogo non si traduca in un monologo”.

Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, non nasconde di sperare in una maggioranza dei due terzi in modo da non dover neanche passare da un referendum: “È difficile, ma io ci spero e lavorerò per questo obiettivo. Se le opposizioni vogliono migliorare la legge troveranno ascolto, se invece preferiscono non cambiare nulla lasciando che siano gli accordi politici, a volte poco trasparenti, a scegliere i premier, non arriveremo ai due terzi. A quel punto, sarà il referendum a decidere“.

Ma dalla maggioranza non c’è timore di affrontare un eventuale voto popolare, come sottolinea il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano: “Se non ci sarà condivisione andremo al referendum senza alcun timore. Se invece ci sarà una condivisione del testo ampia ne saremo lieti, ma non la perseguiamo a costo di fare venire meno punti qualificanti della riforma”.

Anche i partiti ‘blindano’ il testo: “Il Paese ha bisogno di una riforma costituzionale che garantisca governi stabili e faccia venir meno il malvezzo dei cambi di casacca in Parlamento”, rimarca il capogruppo di FI alla Camera Paolo Barelli, mentre il collega di partito Maurizio Gasparri spiega: “La sinistra è abituata a governare senza vincere le elezioni. Faremo capire che affidare al popolo con il proprio voto la scelta di chi governa è un principio democratico che va rispettato”, ed Emanuele Loperfido (FdI) chiosa: “Chi vince governa, 5 anni. Comprensibile che sia contro la riforma chi ha governato negli ultimi 10 anni senza mai vincere le elezioni”.

Ma da sinistra Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (Avs) attaccano: “La proposta della destra di premierato è un Frankenstein giuridico istituzionale, un modo per demolire la Costituzione che invece dovrebbe essere attuata fino in fondo e meglio di quanto si sia fatto fino ad oggi. Ed è un Frankenstein che ha un obiettivo: dare tutti i poteri in mano ad una sola persona“, dice Fratoianni. “La proposta di riforma costituzionale della premier Meloni è una svolta autoritaria. Promuoveremo la costruzione di comitati in difesa della Costituzione e del Presidente della Repubblica in tutta Italia”, promette Bonelli.

LaPresse

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