Più detenuti e meno reati, allarme sovraffollamento e suicidi in carcere

Al Sud è più facile scontare la pena in cella rispetto al Nord. Lo sottolinea il rapporto Antigone

Foto Piero Cruciatti / LaPresse

ROMA – In Italia il numero dei detenuti continua a crescere nonostante gli ingressi rimangano stabili e i reati siano diminuiti. E questo accade perché aumenta la durata delle pene e si riducono le uscite. A Napoli il carcere di Poggioreale ospita 2.364 detenuti, 731 in più di quelli che potrebbe contenere, in celle al di sotto della soglia minima dei 3 mq, senza acqua calda e senza riscaldamento. A Taranto il tasso di affollamento è del 199,7%, il più alto d’Italia. Nell’ultimo anno lì ci sono stati 4 suicidi. A pochi giorni dalle elezioni europee, l’associazione Antigone ha presentato il XV rapporto sulle condizioni di detenzione, per dare un segnale alla politica e “riportare al centro del dibattito pubblico un tema troppo spesso dimenticato”.

Le condizioni nelle carceri italiane

Al 30 aprile i detenuti nelle carceri italiane erano 60.439 di cui 2.659 donne (4,4%), 55 bambini di età inferiore a 3 anni che vivono con le loro madri detenute. Le presenze sono cresciute di 800 unità rispetto al 31 dicembre 2018 e di quasi 3mila rispetto all’inizio dello scorso anno. Ben 8mila detenuti in più rispetto a tre anni e mezzo fa. “Con questo trend – denuncia Antigone – nel giro di due anni si tornerà ai tempi e ai numeri della condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo”. Il tasso di sovraffollamento attuale sfiora infatti il 120%. La Puglia è la regione dove è maggiore (160,5%), seguita, se escludiamo i piccoli numeri del Molise, dalla Lombardia (138,9%). Taranto e Como le città con le carceri più sovraffollate, (rispettivamente 199,7% e 197%). In 42 istituti penitenziari lo scarto tra numero di detenuti e posti letto regolamentari supera le 100 unità. In 17, le 200 unità.

Sovraffollamento e suicidi

Sovraffollamento e carenza di attività aumentano la sofferenza dei carcerati. I suicidi e gli atti di autolesionismo crescono. Il 28,7% dei ristretti assume terapia psichiatrica sotto prescrizione medica e nel 2018 ogni 10 mila detenuti se ne sono suicidati più di 11. Antigone segnala che negli ultimi anni c’è stato un positivo aumento delle misure alternative alla detenzione, che rimane però ancora ristretto e con un grande squilibrio territoriale.

La differenza tra Nord e Sud

Al Sud è più facile scontare la pena in cella rispetto al Nord. “E’ un fallimento una situazione in cui migliorano le condizioni di detenzione se non si investe anche nelle misure alternative. Certezza della pena non significa mettere dentro e buttare la chiave”, ha sottolineato il Garante nazionale dei detenuti Mauro Palma che si è detto preoccupato per l’attuale cultura poco proiettata alla riabilitazione dei carcerati, “un segno di regresso nella società”.

Cosa pensa l’opinione pubblica

Il rapporto di Antigone scardina anche due convinzioni diffuse nell’opinione pubblica. La prima, che ci sia una presenza allarmante di stranieri negli istituti penitenziari, la seconda che l’Italia sia un paese lasso con chi commette reati. Gli stranieri sono infatti diminuiti di oltre mille unità negli ultimi dieci anni e nel nostro Paese il 17% delle condanne va dai 10 ai 20 anni, a fronte di una media europea di 11 anni. Tra i paesi Ue, inoltre il nostro è quello in cui è aumentato di più il tasso di detenzione (7,5%) a fronte di una costante diminuzione dei reati.

(LaPresse)

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