Pizzo ed usura per i Belforte, 3 arresti

Tre indagati a piede libero. Il gip: vittima caricata a bordo dell’auto per minacciarla

MARCIANISE – Era ai domiciliari ma avrebbe costretto un imprenditore a salire in auto unitamente al figlio minacciarlo di morte per costringerlo a restituire i soldi. Era la fine del 2015 e Gennaro Buonanno, detto gnucchino, 73 anni da compiere a novembre, insieme al figlio Giovanni Buonanno, 41 anni e un’altra persona avrebbero prelevato con la forza un imprenditore facendolo salire a bordo di una Suzuki Swift di colore grigio. Non solo doveva restituire i soldi che aveva ricevuto in prestito ma doveva fare loro anche un regalo in vista dell’allora imminente festività di Natale. Duemila euro extra. I finanzieri della Compagnia di Marcianise guidati dal capitano Benedetta Antonaci nella mattinata di ieri, hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di tre persone (di cui due destinatari della custodia in carcere e uno degli arresti domiciliari) i quali, in base agli elementi investigativi finora acquisiti, sono stati ritenuti gravemente indiziati della commissione, a vario titolo, dei reati di usura, estorsione e impiego di proventi illeciti, anche mediante l’utilizzo del cosiddetto metodo mafioso. Ai domiciliari resta Gennaro Buonanno; in carcere invece sono stati ristretti il figlio Giovanni e Paolo Siciliano, 58enne imprenditore originario di Ruviano, gestore di diversi supermercati e macellerie in zona. Indagati a piede libero invece sono Michele Campomaggiore, 59 anni, di Marcianise; Claudio Buttone, 40 anni, di Capodrise, collaboratore di giustizia e Raffaele Iuliano, 58 anni, di Marcianise. Buttone avrebbe commesso i reati tra il 2008 e i 2009, prima di diventare collaboratore. Rispondono a vario titolo di usura, estorsione e impiego di proventi illeciti per i Belforte.

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