Italia sotto esame: spread rallenta, ma economia resta fragile. E ora la crisi di governo

MILANO – In una giornata politica al calor bianco, ieri, in attesa delle dichiarazioni serali del premier Conte, gli occhi degli investitori erano puntati anche sui possibili riflessi che una situazione politica complessa poteva scaricare sullo spread. E questo anche in vista della nuova puntata, fissata per mercoledì, della partita in corso con la Ue: entro quella data è fissata infatti la valutazione di Bruxelles alla lettera con cui il governo ha replicato alle osservazioni sul debito.

In questo clima il rendimento dei decennali italiani ha fatto segnare un restringimento rispetto agli omologhi titoli tedeschi, chiudendo la giornata intorno ai 275 punti, lontani dai picchi dei 290 punti conosciuti nei giorni scorsi, ma pur sempre a livelli di piena allerta.

E a consigliare di tenere alta la guardia sono arrivate le consuete rilevazioni del Centro studi di Confindustria che nella sua congiuntura-flash ha confermato i segnali di crisi per il nostro Paese. In particolare gli esperti di Viale dell’Astronomia hanno confermato che l’economia italiana continua a galleggiare, tra consumi ancora fiacchi e investimenti solo in costruzioni. I tassi di intetresse praticati dalle banche sono troppo alti e il credito resta in calo. L’export finora tiene, ma è condizionato da un commercio mondiale a rilento, con gli Usa a rischio frenata e la Cina che finora evita il rallentamento brusco mentre l’Eurozona cresce a fatica e la Bce resta espansiva, tenendo debole l’euro.

In particolare Csc scrive che nel “secondo trimestre il Pil italiano è atteso ancora debole, dopo che nel primo ha smesso di ridursi (+0,1%). Lo scenario, infatti, resta fragile”. E La produzione industriale è attesa in calo in aprile e in recupero a maggio. Un quadro che non consiglia crisi specie in vista di una possibile bocciatura di Bruxelles per i conti pubblici nazionali.

(LaPresse – Paola Tavella)

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