Terra dei Fuochi, 8 anni di silenzi

La maxiquerela firmata da 33mila persone è ferma nelle Procure di Napoli e Nola. La denuncia è stata depositata nel 2012, indicava le responsabilità di politici e amministratori. Gli avvocati Vallo: “Inaccettabile”

Foto LaPresse - Marco Cantile 03/03/2015 Giugliano in Campania, Italia Cronaca La Polizia coadiuvata dall' Esercito ha sequestrato a Giugliano in Campania tre vaste aree nella cosiddetta "Terra Dei Fuochi" per oltre 5 km ,dove per mesi sono stati sversati illegalmente rifiuti pericolosi, come amianto, scarti edili, vernici e materiale di ogni genere. Photo LaPresse - Marco Cantile 03/03/2015 Giugliano in Campania, Italy News Police assisted by 'Army seized in Giugliano in Campania three broad areas in the so-called "Land Of Fires" for over 5 km, where for months have been illegally spilled hazardous waste, such as asbestos, construction waste, paint and material of all kinds.

Che fine ha fatto la tragedia di Terra dei Fuochi? L’emergenza è ancora lì. Così come le colpe e le responsabilità da accertare. Ma l’attenzione politico-mediatica è calata. I roghi tossici causati dai rifiuti d’ogni genere seppelliti in giro tra le province di Napoli e di Caserta ogni tanto riaffiorano, così come le vittime di malattie derivanti dai roghi non sono certo svanite con il calare dell’attenzione. Ne sanno qualcosa i 33mila sottoscrittori della maxiquerela presentata ormai otto anni fa, nel lontanissimo 2012, dal ‘Coordinamento Terra dei Fuochi’. In questo esposto venivano indicati i presunti responsabili del disastro ambientale che ha fatto parlare mezzo mondo. Una lunga serie di amministratori, dall’ex governatore della Regione agli ex presidenti delle Province di Napoli e Caserta. E tantissimi sindaci e assessori dei Comuni di Napoli. Giugliano, Marano, Qualiano, Villaricca, Melito, Aversa, Santa Maria Capua Vetere, Caivano, Afragola, Orta di Atella, Casandrino, Sant’Antimo, Sant’Arpino, Grumo Nevano, Arzano, Cardito, Caivano, Afragola, Acerra, Casoria, Casavatore, Casalnuovo, Volla, Pomigliano, Castello di Cisterna, Brusciano, Marigliano, Nola, Tufino, Roccarainola, San Vitaliano, Marigliano, Maddaloni, San Giuseppe Vesuviano, Palma Campania, San Gennaro Al Vesuvio, Poggiomarino, Marcianise, Capua e San Tammaro. Gli avvocati Caterina e Ambrogio Vallo chiedevano di indagare per rifiuto o omissione di atti di ufficio, delitti colposi contro la salute pubblica, violazione delle previsioni statuite dal D.Lgs 152/2006. La querela fu presentata in tre Procure: Santa Maria Capua Vetere, Napoli e Nola.
Nel marzo del 2018 i magistrati sammaritani respinsero l’istanza dell’opponente. Motivo? Nonostante l’allarme per “questa situazione”, dicevano gli inquirenti quasi dieci anni fa, “è oggettivo”, la maxiquerela fu respinta “considerando il contenuto delle indagini suppletive richieste”. Tradotto: troppo complesso indagare, ma le istanze sono più che fondate. Passa il tempo, arriviamo al 2021. La querela con tanto di firme di ben 33mila persone è ora ferma in un limbo nelle Procure di Napoli e di Nola. Non proseguono le indagini né le istanze vengono respinte. “Riteniamo sia intollerabile da parte delle Procure di Napoli e di Nola questo lungo silenzio di oltre otto anni. La maxiquerela, sottoscritta da oltre 33mila cittadini campani, rappresenta un urlo di dolore di una comunità ferita ed, ancora una volta, abbandonata al proprio destino! Il popolo Campano merita Verità e Giustizia per cancellare definitivamente il marchio di Terra dei Fuochi”, affermano gli avvocati Ambrogio Vallo e Caterina Vallo che hanno seguito fin dalla prima ora la battaglia legale a tutela della salute e dell’ambiente campano. E non si arrendono.

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